• Filippo Maria Battaglia

Teresa Noce e quel botta e risposta di 70 anni fa

Teresa Noce è stata una delle 21 madri costituenti, una delle quattro entrate a far parte della commissione dei 75 incaricata di elaborare il progetto della Carta.

Comunista, è stato il bersaglio di molti suoi avversari per il suo aspetto fisico. «Miss racchia», la definisce nei primi mesi del dopoguerra il settimanale «Travaso». Fanno quasi peggio i deputati. Uno dell’Uomo qualunque, nel gennaio del ’47, le si avvicina in assemblea sussurrandole: «Teré, tu sei bella come un fiore». «Come un fiore di Rafflesia», aggiungono altri, prima di spiegare, sghignazzando, che la «“Rafflesia di Sumatra” è un fiore strano scoperto nel 1876, pesa 7 kg, ha il diametro di un metro e mezzo e puzza di carne putrefatta».


A Teresa Noce si deve, tra gli altri, il disegno di legge che prevede l’introduzione del congedo di maternità. È il 1950. Gli avversari del dl accolgono in commissione «un chiarissimo luminare della scienza» che sostiene che la donna può riprendere a lavorare tre settimane dopo il parto. «Lei ha mai partorito?», chiede Noce, prima di aggiungere: «Allora taccia, perché non ha mai neppure allattato».


Riletta oggi, la sua autobiografia (“Rivoluzionaria professionale”) è una testimonianza tutta fatti, lotte e rivendicazioni, così lontana dal pensierino stereotipato contemporaneo da risultare avvincente e a tratti persino entusiasmante.  La costituzione veniva approvata il 22 dicembre di settantatré anni fa






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