• Filippo Maria Battaglia

Lacerba, il Futurismo e quel nipotino sgraziato del Superuomo di Nietzsche



Questa è Lacerba, una delle riviste più importanti del Novecento italiano. Fondata nel gennaio del 1913, sarà prima quindicinale e poi settimanale, diventando per un po' di tempo anche il punto di riferimento del futurismo milanese.


Quando Giovanni Papini la crea (insieme ad Ardengo Soffici) ha 32 anni ed è uno degli intellettuali più influenti del suo tempo. Ha fondato tre riviste, una delle quali - La Voce - sarà destinata a restare come la più importante del primo Novecento, "la serra calda del fascismo e dell'antifascismo" (la definizione è di Curzio Malaparte).


Ecco il ritratto che di quel Papini farà molti anni dopo Sebastiano Vassalli: "Un nipotino sgraziato del Superuomo di Nietzsche, un Superuomo di carta, un misto di goliardia e di canaglieria dai comportamenti contraddittori e non sempre decifrabili; è l’occhialuto teppista che butta sterco di cane oltre il portone dell’Accademia della Crusca e che improvvisa sconce serenate sotto le finestre del senatore Mazzoni; è l’uomo indisponente e gelido che quando incontra il povero Federigo Tozzi si diverte a aizzarlo a pubbliche scenate”; e, ancora, “è lo spietato persecutore dei letterati estranei alla sua cerchia, che attira in trappole predisposte per farne sommaria e pubblica giustizia".

È il 1913. Non molto tempo dopo, l'estro urticante di Papini si cristallizzerà e perderà gran parte della sua forza dirompente.








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