• Filippo Maria Battaglia

Fouquet, Luigi XIV e quel castello che costò la libertà


Questo è il castello di Vaux-le-Vicomt, costruito per volere di Nicolas Fouquet, il rinomato e controverso sovrintendente alle finanze francesi durante il regno di Luigi XIV.

Scoperto da Richelieu, Fouquet deve attendere la morte del cardinale per essere notato da Mazzarino, che lo invia nella Brie, prima di diventare procuratore al parlement di Parigi. Qualche mese più tardi assume l’incarico più importante di Francia: diventa potente come un re, e di fatto è assai più ricco. L’influenza di Fouquet tocca il suo apice. E a identificarla (sancendone, se vogliamo anche un po’ ingenuamente, la fine) è la progettazione proprio di questo grandioso castello. Per la sua edificazione sono demoliti tre paesi e vi si dedicano poco meno di duemila manovali, attraendo strali e laceranti invidie a corte.


È l’inizio della fine, anche perché con l’avvio dell’assolutismo di Luigi XIV, Fouquet non si fa trovare abile: minimizza le volontà del monarca, tenta di circuirlo, si spoglia improvvidamente della sua carica di provveditore (e dell’immunità che da essa ne deriva). Il 5 agosto 1661 viene arrestato e sottoposto a un processo di dubbia garanzia, ma non si piega: si difende orgogliosamente e finisce la sua vita nelle carceri di Pinerolo.

Al suo destino, un grande scrittore francese, Anatole France, ha dedicato un libretto riportato in libreria da Sellerio una dozzina d’anni fa e intitolato “Il castello di Vaux-le-Vicomte”.

France ci restituisce un trompe-l’oeil condito da qualche amore e da molte invidie viscerali. Ma c’è di più. In filigrana al racconto si trova il filo rosso che lega questo racconto a tutta l’opera del premio Nobel: la scrittura raffinata e uno scetticismo ironico che nasconde una versione livrè dell’epicureismo.

La sua narrazione si dipana in una visione lucidamente conservatrice in difesa dello Stato, lontana dalla condivisione delle idee socialiste di molti anni più tardi, “adeguandomi, come si deve, allo spirito delle istituzioni”.



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