• Filippo Maria Battaglia

De Gasperi, uomo solo

Il 19 agosto 1954 muore Alcide De Gasperi.

Presidente del Consiglio per poco più di sette anni, è unanimemente considerato il più importante statista italiano del dopoguerra (l’unico?).

«Il Signore – dirà qualche giorno prima di morire alla figlia Romana – ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita, poi quando credi di essere indispensabile ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, non vorresti presentarti al di là col tuo compito ben finito e preciso».

Dopo i funerali in Trentino, le spoglie arrivano in treno a Roma, in un vagone stipato di fiori, rosari e telegrammi, sotto l’occhio vigile del partito, del governo e del Quirinale.

Amintore Fanfani, da pochi mesi segretario della Democrazia cristiana, chiede ai suoi un evento organizzato nei minimi dettagli. Ha un’ossessione: conquistare la prima fila, davanti al capo di stato e di governo. Per l’astro nascente della Dc sarebbe una legittimazione straordinaria, in barba al rigido protocollo che vuole il sipario solo per la famiglia e le istituzioni repubblicane. 

Fa un caldo secco, la mattina del 23 agosto 1954, a Roma. Il corteo è appena partito quando le cineprese dell’Istituto Luce riprendono i sei cavalli neri che trainano il cocchio col feretro dello statista nella basilica di San Lorenzo fuori le mura.

In prima fila, vestito di scuro, lo sguardo spavaldo frenato appena dalla compunzione di rito, c’è il neo-segretario. Accanto a lui, il suo vice Mariano Rumor e il portabandiera dello Scudocrociato. Solo dietro, i familiari. De Gasperi è morto da meno di una settimana, la Repubblica dei partiti è già nata. 

La migliore biografia di De Gasperi è a firma di Pieri Craveri ed è uscita per il Mulino una decina di anni fa. La frase dello statista è citata dalla figlia nel volume di ricordi intitolato "De Gasperi uomo solo" e uscito per Mondadori, poco meno di sessant'anni fa. Su De Gasperi ho scritto qui, insieme a Paolo Volterra.





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