• Filippo Maria Battaglia

Centocinquanta anni fa nasceva Dumas

Immaginatevi una giornata d'inverno, immaginate la Parigi del 1823, immaginate un ventenne con in tasca poco più di cinquanta franchi e con una lettera di raccomandazione.

Si chiama Alexandre Dumas e arriva nella capitale in cerca di lavoro. Bussa alla porta del generale Foy, un deputato che è anche l'oratore più noto della sinistra parlamentare. Chiede un lavoro.


Il parlamentare lo incalza: "Conosce un po' di matematica? Ha qualche nozione di geometria? Ne sa di fisica? Mastica un po' di latino? E di greco?”.

Una sfilza di no. Il generale non sa che dire, si alza, intima al ragazzotto: "Mi scriva il suo indirizzo, vedrò che sposso fare".

Dumas prende carta e penna e scrive. Il generale raccoglie il foglietto, lo guarda ed esclama: "Ma ha una scrittura stupenda! Può fare il segretario di qualcuno".


Dumas è raggiante: "Che bello! Vivrò della mia scrittura", dice. E in effetti così sarà. Morirà il 5 dicembre di centocinquanta anni fa, non prima di restare alla storia come uno degli scrittori più popolari di Francia e soprattutto come autore di almeno due capolavori dell’Ottocento europeo.





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