• Filippo Maria Battaglia

Campana, il poeta condannato a trasformarsi in una metafora

Aggiornato il: nov 1

È il poeta pazzo e vagabondo del Novecento italiano per antonomasia. La sua vicenda è singolare ed eccezionale, il suo unico libro (“I canti Orfici”) è destinato a restare immortale. La vita di Dino Campana (1885-1932) è da tempo condannata a diventare una storia di irresistibile vocazione all’esemplarità: quasi fosse impossibile non farne una bandiera e, suo malgrado, un emblema.


Anche a un rapido sguardo – racconta Gianni Turchetta nella sua “Vita oscura e luminosa di Dino Campana, poeta” (Bompiani, pp. 454, euro 18) – non è difficile capire perché la sua vita abbia potuto generale tante mitologie e tante distorsioni. “Colpito a 15 anni da un profondo squilibrio psichico, che lo spinge a vagabondare continuamente che gli procura accessi di incontrollabile furore, viene più volte rinchiuso in carcere e in ospedali psichiatrici. Incapace di stare fermo e di dare un ordine alla propria quotidianità, per molti anni viaggia senza sosta, sperimentando ogni sorta di mestieri: percorre l’Italia, spesso compiendo a piedi percorsi lunghissimi; passa le Alpi e va in Svizzera, Francia, Belgio, forse anche in Russia”. Intanto, scrive e riscrive l’unico libro della sua vita, quello che avrebbe dovuto assurgere alla “giustificazione della sua vita”.

A Campana dedicheremo la prossima puntata dei #consiglidilettura: l'appuntamento è per domenica alle 18, sempre sull'account Instagram di @skytg24.

Intanto, per saperne di più, c'è la rubrica sul sito del tg.





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