Libri, innanzitutto.

"Come facciamo a riconoscere con uno sguardo se lì, davanti a noi, c’è un libro o un gatto?".

Nella nuova puntata del podcast "Tra le righe", uno dei più noti fisici italiani, Carlo Rovelli, è partito da questa domanda per raccontare l’importanza della ricerca e della scienza.


La risposta più istintiva - mi ha detto Rovelli - sarebbe che i segnali partono dai nostri occhi e arrivano al nostro cervello.

La più istintiva certo, ma non la più corretta: "I neuroscienziati hanno scoperto che il cervello, sulla base di quanto è successo prima e di quanto sa, elabora un’immagine di cosa prevede che gli occhi debbano vedere. Quest'informazione è inviata dal cervello verso gli occhi e solo se viene rilevata una discrepanza i circuiti neurali mandano segnali".


"Dagli occhi verso il cervello - mi ha spiegato il fisico - non viaggia dunque l’immagine dell’ambiente osservato, ma esclusivamente la notizia di eventuali difformità rispetto a quanto il cervello si attende".


Il nostro modo di vedere il mondo diventa così la metafora perfetta per descrivere anche il nostro tentativo di conoscerlo: "Tutto il nostro sapere funziona così: abbiamo teorie che ci predicono il mondo, facciamo esperimenti per vedere dove per caso non funzionano e, quando troviamo una discrepanza, ecco che torniamo indietro e riaggiorniamo il nostro modo di pensare".


Oltre che sul sito di Sky TG24, la puntata si può ascoltare qui. Fatemi sapere cosa ne pensate!




Per raccontare Roma si può partire dal solito rosario di monumenti squadernato in tutta la sua imponenza a ogni turista di buona volontà nel suo primo giorno in città.

Oppure si può partire da due luoghi sconosciuti a molti non romani, e però forse significativi per restituirne le tracce meno note. È quello che Christian Raimo nell'ultima puntata di "Tra le righe", il podcast di Sky TG24 dedicato ai libri.


Insieme a Raimo, che alla capitale ha di recente dedicato il libro “Roma non è eterna”, l'ospite della nuova puntata del podcast è Nicola Lagioia: "La città - mi ha detto - è talmente estesa che proprio non si capisce dove finisca: tu superi il raccordo anulare, trovi pascoli e campi, e dici 'ah, ecco è finita'. E però poi, dopo qualche cinghiale e qualche strano animale selvatico, rispuntano ancora case e quartieri. Siamo ancora a Roma, non ne siamo usciti, da Roma fatichi a distaccarti, diciamo che ha un carattere un po' ninfomane, ecco".


Qui i i link per ascoltare la puntata.

Buon ascolto (e naturalmente, come sempre, fatemi sapere cosa ne pensate!)




È stato il poeta pazzo e vagabondo per antonomasia. La sua vicenda è stata ricordata come singolare ed eccezionale, diventando così una storia di irresistibile vocazione all’esemplarità: quasi fosse impossibile non farne una bandiera e, suo malgrado, una metafora.


Per decenni, Dino Campana è stato vittima di uno degli equivoci più persistenti della letteratura del Novecento italiano.


A ricordarlo, nella nuova puntata di "Tra le righe", il podcast sui libri di Sky TG24, è uno dei biografi e degli studiosi più autorevoli dell’autore dei Canti Orfici, Gianni Turchetta, che parte proprio da questo equivoco per rievocarne la storia.


La puntata è disponibile su tutte le principali piattaforme (qui i link).

Fatemi sapere cosa ne pensate!