Libri, innanzitutto.

Ho sempre diffidato dalla retorica della sacralità del libro e della necessità della sua incondizionata conservazione. Non solo perché il libro intonso è quasi sempre un libro non letto. Ma anche perché, come ha scritto Roberto Calasso in questo libro, ogni lettura lascia tracce, anche se nessun segno rimane sulla carta.

Eppure, fino a poco tempo fa, evitavo di scrivere o di segnare il margine dei libri, preferendo il post-it o la pieghetta.

Da qualche tempo, ho capitolato: segno, annoto, sottolineo, ma non mi abbandona un certo imbarazzo.

E voi? Cosa fate?


Aggiornamento: 19 ago 2020

Il 17 agosto 1974 muore Aldo Palazzeschi. “Le sorelle Materassi” (1932) sono il suo capolavoro: insieme a “Gli Indifferenti” di Moravia sono il grande romanzo sulla borghesia italiana del primo Novecento 


Paradossale, imprevedibile, straniante, Palazzeschi è stato però innanzitutto un notevole poeta Ha scritto le sue poesie più belle in un decennio: tra il 1905 e il 1914. 

Questa, ad esempio, risale al 1909. Si intitola “Chi sono?”, sembra una filastrocca in versi liberi, e dietro questa veste dimessa e auto-ironica racchiude il timbro di un talento unico e malinconico.


Son forse un poeta?

No, certo.

Non scrive che una parola, ben strana,

la penna dell’anima mia:

“follia”.

Son dunque un pittore?

Neanche.

Non ha che un colore

la tavolozza dell’anima mia:

“malinconia”.

Un musico, allora?

Nemmeno.

Non c’è che una nota

nella tastiera dell’anima mia:

“nostalgia”.

Son dunque... che cosa?

Io metto una lente

davanti al mio cuore

per farlo vedere alla gente.

Chi sono?

Il saltimbanco dell’anima mia.





Aggiornamento: 19 ago 2020

Il 15 agosto 1785, con l’arresto del cardinale Rohan, scoppia l’affaire du collier. I protagonisti principali sono tre: la regina Maria Antonietta, il cardinale di Rohan aappunto, e la contessa de La Motte.

Perno della triangolazione è un costosissimo collier, del valore di poco meno di due milioni di livres.

Dopo alcuni controversi episodi che gli hanno alienato le confidenze della regina, il cardinale è pronto a tutto pur di riacquistare fiducia e gratitudine a Corte.

Si imbatte così nella contessa de La Motte, che gli fa credere di essere tra le confidenti più intime della regina e di conoscerne il suo desiderio più forte: mettere le mani sul prezioso collier.

Il cardinale inizia a brigare: incontra i gioiellieri, si impegna, firma e consegna la collana alla contessa, che la disgrega in più parti e la vende.

Il raggiro viene fuori quasi subito: i creditori reclamano le somme e la regina scopre la truffa, chiedendo presto la testa del porporato.

Ma Rohan non si piega: decide di sottoporsi al giudizio del parlement parigino (ovvero il tribunale).

Dopo l’arresto, la reclusione e l’isolamento, ne esce scagionato ed estraneo ai fatti come, del resto, la regina.

Ma per la Corona è una clamorosa sconfitta. La regina, per quanto estranea alla vicenda, resta vittima della calunnia: lo scandalo è il pretesto ideale per aggravare le critiche sulle sfrenate abitudini di Corte.

“Lo scandalo - scriverà Goethe - intaccò le fondamenta dello Stato, annientò il rispetto verso la regina e in generale verso le classi elevate”.

E' il 31 maggio del 1786, la rivoluzione è ormai alle porte.

L’affaire è al centro di una cronaca minuziosa a firma di Benedetta Craveri, intitolata “Maria Antonietta e lo scandalo della collana”, scritta con la leggerezza narrativa dei celebri delitti di Alexandre Dumas e con la suspense di una spy story.


P.S. Come potete intuire, la contessa de La Motte non fece una bella fine.