Libri, innanzitutto.

Il 20 maggio 1928 nasce Luciano De Crescenzo.

In “Panta Rei” ha scritto una cosa semplice e vera, e cioè che con «il tempo, anche il bello diventa meno bello, e il brutto meno brutto. Bellezza e bruttezza, infatti, sono caratteristiche dei primi approcci; in seguito tendono ad avvicinarsi».

«Quando incontri qualcuno - mi disse una decina d’anni fa durante un’intervista in occasione dell’uscita di un libro - chiediti subito: “Ma questo è un pressappochista o un assolutista?”. Se è un pressappochista, diventagli amico perché vuol dire che è una brava persona: cambia idea, dialoga. Se è un assolutista, diffidane e mettiti paura: i guai sono in arrivo. Amare il pressappoco significa diffidare dei dogmi di ogni genere, provare a mettersi nei panni degli altri, cambiare opinione quando ne vale la pena».


L’intervista è disponibile qui (a pag. 66 dell’ultimo numero in pdf)


La foto è di indeciso42 (Wikipedia CC BY-S A 4.0)




Aggiornamento: 20 ago 2020

Su Sky Tg24 con Emilio Fabio Torsello e Mara Sabia ci siamo messi sulle tracce di grandi scrittori che sono stati anche grandi poeti. Abbiamo assaggiato l’amaro calice di Bufalino, abbiamo visto i disegni di Lalla Romano, abbiamo raccontato l’hobby del sonetto di Pasolini. L'ultima puntata dei "consigli di lettura" è disponibile, come sempre, sull'account Instagram di Sky Tg24 (qui invece trovate tutte le interviste). Quella che vedete qui sotto è una giovanissima Lalla Romano: solo una delle grandi autrici e grandi poetesse di cui abbiamo parlato nell'ultima puntata.


Il 19 agosto 1954 muore Alcide De Gasperi.

Presidente del Consiglio per poco più di sette anni, è unanimemente considerato il più importante statista italiano del dopoguerra (l’unico?).

«Il Signore – dirà qualche giorno prima di morire alla figlia Romana – ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita, poi quando credi di essere indispensabile ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, non vorresti presentarti al di là col tuo compito ben finito e preciso».

Dopo i funerali in Trentino, le spoglie arrivano in treno a Roma, in un vagone stipato di fiori, rosari e telegrammi, sotto l’occhio vigile del partito, del governo e del Quirinale.

Amintore Fanfani, da pochi mesi segretario della Democrazia cristiana, chiede ai suoi un evento organizzato nei minimi dettagli. Ha un’ossessione: conquistare la prima fila, davanti al capo di stato e di governo. Per l’astro nascente della Dc sarebbe una legittimazione straordinaria, in barba al rigido protocollo che vuole il sipario solo per la famiglia e le istituzioni repubblicane. 

Fa un caldo secco, la mattina del 23 agosto 1954, a Roma. Il corteo è appena partito quando le cineprese dell’Istituto Luce riprendono i sei cavalli neri che trainano il cocchio col feretro dello statista nella basilica di San Lorenzo fuori le mura.

In prima fila, vestito di scuro, lo sguardo spavaldo frenato appena dalla compunzione di rito, c’è il neo-segretario. Accanto a lui, il suo vice Mariano Rumor e il portabandiera dello Scudocrociato. Solo dietro, i familiari. De Gasperi è morto da meno di una settimana, la Repubblica dei partiti è già nata. 

La migliore biografia di De Gasperi è a firma di Pieri Craveri ed è uscita per il Mulino una decina di anni fa. La frase dello statista è citata dalla figlia nel volume di ricordi intitolato "De Gasperi uomo solo" e uscito per Mondadori, poco meno di sessant'anni fa. Su De Gasperi ho scritto qui, insieme a Paolo Volterra.