Libri, innanzitutto.

Hanno ospitato Georges Simenon e Somerset Maugham, George Orwell e Pearl S. Buck, John Steinbeck e Francis Scott Fitzgerald.

Qui Ernest Hemingway ha raggiunto numeri straordinari (350mila copie in poche settimane con “Per chi suona la campana”) e, sempre qui, alcune delle prime lame della nostra letteratura (da Eugenio Montale a Elio Vittorini) si sono rivelati sorprendenti traduttori.


“I libri del Pavone” nascono nel 1953 con l’obiettivo di ospitare le edizioni economiche degli autori di punta della collana principale di Mondadori, “La Medusa”. “Costavano quanto un biglietto del cinema – ha raccontato Bianca Pitzorno – e li sceglievamo perché potevamo comprarli con la paghetta”.

L’anno prima, in Mondadori, con "I romanzi di Urania" è iniziata un’altra avventura e la letteratura popolare non sarebbe mai più stata come prima.


Aggiornamento: 1 nov 2020

Continuano le nostre chiacchierate sui consigli di lettura su Sky TG24.

Nelle ultime settimane Teresa Ciabatti ci ha raccontato il talento puro di Joyce Carol Oates, Andrea Kerbaker ci ha portato a spasso nella sua Kasa dei Libri, Vito Mancuso ci ha spiegato perché il coraggio non è il contrario della paura, Francesca Crescentini e Matteo Taino ci hanno dato i loro consigli di lettura per l'estate. E, ancora, abbiamo raccontato la vita di poeti come Dino Campana e Attilio Bertolucci, rilette con le parole di Gianni Turchetta e Nicola Gardini, e abbiamo riscoperto l'opera in versi di grandi scrittori con La setta dei poeti estinti. Se vi siete persi qualcosa, qui c’è un assaggio.


Il prossimo appuntamento è domani alle 18,30 in diretta sull'account Instagram di Sky Tg24 con Veronica Giuffré: parleremo di Calvino (qui invece trovate tutte le puntate della rubrica).



Aggiornamento: 1 nov 2020

Con Gianni Turchetta su Sky Tg24 abbiamo parlato di Dino Campana: un poeta in grado di dare forma a grandi contraddizioni, grandi lacerazioni e grandi squilibri, certo. Ma non solo questo: “Se le sue fossero state solo semplici lacerazioni e squilibri - ci ha raccontato Turchetta - non sarebbe stato certo ricordato come un grande poeta. Il suo merito, invece, è stato quello di aver saputo dare forma a una mirabile scrittura con tenacia, attenzione e con un lavoro artigianale caparbio. Riuscendo così a parlare di contraddizioni che non sono solo sue ma di un'intera generazione vissuta alle soglie della prima guerra mondiale".


L’intervista integrale è disponibile qui (qui invece tutte le puntate della rubrica).