Libri, innanzitutto.

Aggiornamento: 1 nov 2020

"La democrazia è un sistema che si basa su alcune regole comuni che disegnano un mondo: per parteciparvi devi conoscerle e introiettarle, così come per risolvere un'equazione devi sapere alcune regole basilari". A raccontarmelo - durante la rubrica Instagram di Sky Tg24 dedicata ai "Consigli di lettura" (qui le puntate precedenti) - è la scrittrice ed editor Chiara Valerio, da poco tornata in libreria con un pamphlet intitolato "La matematica è politica" e pubblicato da Einaudi.

Ma perché la matematica è politica? "Perché è uno straordinario esercizio di democrazia: innanzitutto si fonda su un sistema di regole, e poi crea comunità e lavora sulle relazioni".  "Le regole - mi ha spiegato Valerio - creano una comunità mentre l'autorità la distrugge perché verticalizza tutto: c'è qualcuno che decide e qualcun altro che esegue; tutto il contrario delle prime, che invece sono qualcosa che può essere discusso, votato e cancellato".


L'intervista integrale è disponibile qui

(Questa foto è di Lavinia Azzone)


Questo abecedario è un manuale lancasteriano.

Agli inizi del XIX secolo un pedagogo inglese, Joseph Lancaster, attuò un metodo di insegnamento decisamente innovativo.

Si chiamava “mutuo insegnamento”: in pratica, gli scolari migliori venivano utilizzati come “ripetitori” delle lezioni per gli altri alunni.


Il manualetto traeva spunto da una prassi rivoluzionaria, ma era pur sempre stampato a metà Ottocento in quel di Palermo. E dunque, come ogni buon abecedario che si rispettasse in quel tempo, era infarcito di pii consigli.

Come questo: “Bisogna astenersi, quanto più si può dallo sbadigliare, specialmente quando parlano gli altri, e se il bisogno lo porta, conviene voltarsi destramente da parte, e porsi il fazzoletto, ovvero una mano alla bocca”.


Le scuole del mutuo insegnamento andarono di moda per un po' anche in Italia, prima di scomparire e riapparire, in forme diverse e ancora più sperimentali, un secolo dopo.




Aggiornamento: 1 nov 2020

Quando Giovanni Arpino decide di accettare la collaborazione col settimanale “Tempo” di Arturo Tofanelli è il 1964. È già un narratore affermato: ha pubblicato con Einaudi e con Mondadori, ha vinto lo Strega ma è lontano, lontanissimo dal cliché dell’intellettuale impegnato.

Arpino ha 37 anni e decide di intitolare la sua rubrica “Lettere scontrose”: ogni settimana ne firma una, indirizzata a politici, attori, sportivi, scrittori. Sono lettere irriverenti ma mai spigolose, e rilette a distanza di più di mezzo secolo stupiscono soprattutto per una qualità: non sono affatto estemporanee. Minimum Fax ha deciso di portarle in libreria nella collana Classics e con la postfazione di Bruno Quaranta (Lettere scontrose, pp. 400. euro 18).


La recensione integrale è disponibile qui, sul sito di Sky Tg24