Libri, innanzitutto.

Aggiornamento: 1 nov 2020


Questo libro è una storia di un’utopia, una delle più ostinate utopie del Novecento. È un’utopia semplice e ardita: riguarda una generazione di ebrei ventenni, perlopiù russi, nati agli inizi del secolo scorso, che decide di lasciare i ghetti per migrare nella Palestina sotto mandato britannico. Questi ventenni non cercano una casa, inseguono piuttosto un sogno di rinascita, la fondazione di un nuovo mondo basato sugli ideali di giustizia e di socialismo. 

L’utopia del kibbutz, la comunità israeliana nata su base volontaria e imperniata sul concetto di proprietà collettiva, nasce da qui. Ed è attorno a questa utopia che Assaf Inbaar ha imbastito un romanzo, “Verso casa”, ora portato in Italia da Giuntina per le cure di Shulim Vogelmann e Rosanella Volponi.


Se volete saperne di più sul sito di Sky TG24 trovate la recensione.



Aggiornamento: 1 nov 2020

"La democrazia è un sistema che si basa su alcune regole comuni che disegnano un mondo: per parteciparvi devi conoscerle e introiettarle, così come per risolvere un'equazione devi sapere alcune regole basilari". A raccontarmelo - durante la rubrica Instagram di Sky Tg24 dedicata ai "Consigli di lettura" (qui le puntate precedenti) - è la scrittrice ed editor Chiara Valerio, da poco tornata in libreria con un pamphlet intitolato "La matematica è politica" e pubblicato da Einaudi.

Ma perché la matematica è politica? "Perché è uno straordinario esercizio di democrazia: innanzitutto si fonda su un sistema di regole, e poi crea comunità e lavora sulle relazioni".  "Le regole - mi ha spiegato Valerio - creano una comunità mentre l'autorità la distrugge perché verticalizza tutto: c'è qualcuno che decide e qualcun altro che esegue; tutto il contrario delle prime, che invece sono qualcosa che può essere discusso, votato e cancellato".


L'intervista integrale è disponibile qui

(Questa foto è di Lavinia Azzone)


Questo abecedario è un manuale lancasteriano.

Agli inizi del XIX secolo un pedagogo inglese, Joseph Lancaster, attuò un metodo di insegnamento decisamente innovativo.

Si chiamava “mutuo insegnamento”: in pratica, gli scolari migliori venivano utilizzati come “ripetitori” delle lezioni per gli altri alunni.


Il manualetto traeva spunto da una prassi rivoluzionaria, ma era pur sempre stampato a metà Ottocento in quel di Palermo. E dunque, come ogni buon abecedario che si rispettasse in quel tempo, era infarcito di pii consigli.

Come questo: “Bisogna astenersi, quanto più si può dallo sbadigliare, specialmente quando parlano gli altri, e se il bisogno lo porta, conviene voltarsi destramente da parte, e porsi il fazzoletto, ovvero una mano alla bocca”.


Le scuole del mutuo insegnamento andarono di moda per un po' anche in Italia, prima di scomparire e riapparire, in forme diverse e ancora più sperimentali, un secolo dopo.